Sabina Guzzanti

Da quindici anni non compare in video con un suo programma e al Giffoni Film Festival Sabina Guzzanti incontra i giurati di Generator +13, quei ragazzi che non hanno mai potuto vederla perciò sul piccolo schermo, ma che comunque ne conoscono le gesta. Quelle cinematografiche di “Viva Zapatero” e de “La trattativa” fino all’epopea web di TG Porco che le ha consentito di ritornare in tv nella prossima stagione di La7.

Sabina Guzzanti Giffoni 2016 RadioSelfie (3)Accoglienza calorosissima quella che le riserva Giffoni e la Guzzanti recepisce e rilancia: “Sono commossa”. E poi entra subito nel merito della questione: “Ho qualche problema a lavorare in televisione – ha così esordito – mi cacciano sempre. Ora mi hanno fatto tornare grazie al Tg Porco che ho girato a casa mia, con un green screen, un prodotto fatto in casa, solo per la circolazione web, ma abbiamo fatto una decina di milioni di visualizzazioni”.

Inevitabile il riferimento alla politica: “Non mi sono mai candidata, non ho mai fatto politica. Mio padre è stato senatore di Forza Italia per un periodo. Forza Italia non mi è mai piaciuta. Su questo io e i miei fratelli abbiamo rotto molto le scatole a nostro padre. La politica nel mondo sta vivendo un momento molto basso, il problema è che da un po’ di tempo a questa parte si registra un indebolimento della democrazia. Il neo-liberismo ha fatto fa sì che la democrazia diventi come una formalità, il voto dei cittadini conti sempre meno, la partecipazione sia impossibile, l’informazione censurata, la cultura di regime. Tutto ciò indebolisce la politica e così fanno politica sempre più spesso i disinteressati al bene comune, coloro, cioè, che sono interessati più ai fatti propri”.

La televisione è cambiata negli ultimi venti anni.

Oggi che ruolo ha la tv? Per Sabina Guzzanti l’evasione a tutti i costi ha ucciso la televisione: “Quando era libera – ha Sabina Guzzanti Giffoni 2016 RadioSelfie (2)dichiarato – la tv scatenava una grande partecipazione, la gente si arrabbiava e aveva la sensazione che le cose potessero cambiare. Oggi questa sensazione non c’è più. Ti riempiono la testa di programmi che sono fatti apposta per renderci passivi. La vita si è fatta angosciante e l’istinto ci porta alla fuga perché non vuoi pensare a niente. Dovremmo smettere di farci riempire la testa di cose stupide”. Se la morte della satira è una banalità che ciclicamente si ripete, per la Guzzanti l’Italia vive un momento di difficoltà sotto il profilo della qualità e della tenuta democratica del Paese: “Penso – ha detto sollecitata dai ragazzi – che con Berlusconi ci sia stato un arresto dello sviluppo democratico. Siamo tornati a mettere in discussione il diritto allo studio che è un fondamento della democrazia. Sono riemersi i fantasmi del passato. Oggi il fascismo sembrerebbe non esserci più, ma in realtà alla fine le soluzioni prospettate, come quelle per l’immigrazione, sono le stesse, sono violente”.

Nelle domande dei ragazzi di Giffoni emerge l’apprezzamento per Sabina Guzzanti non solo come artista, ma come donna libera: “Per quindici anni – ha spiegato – non ho lavorato in tv. Anche per questo ho iniziato a fare cinema, poi a fare documentari e poi ho fatto altri film. Non c’è nulla che si possa fare per fermare una persona. La tenacia è tutto nella vita. Il futuro si costruisce, non lo si attende. Se tu attendi fai in modo che il tuo futuro lo decida qualcun altro al posto tuo e, invece, noi dobbiamo riuscire a costruire il futuro che vogliamo”.

All’incontro con i giurati e poi seguito quello con i Masterclass: “Sono molto impressionata da Giffoni. State facendo una cosa importante. Davvero complimenti”, è questo il saluto della Guzzanti al pubblico dell’Antica Ramiera. Il punto di partenza del secondo incontro con i ragazzi del Gff è stata comunque la satira, il genere che ha decretato il successo televisivo della Guzzanti: “Oggi non c’è satira – ha affermato l’attrice – perché non si può fare. E non perché non ci sia chi fa la satira, chi sa farla. Non te la fanno fare, è proibita oggi la satira. Chi fa satira li vedi nei cabaret, ma non ti fanno fare qualcosa di prestigioso”.

Silvio Berlusconi è un punto fisso, nel bene e nel male, della carriera di Sabina Guzzanti autrice ed interprete. I riferimenti al leader di Forza Italia sono perciò immancabili: “Mai avuto tutta questa passione per Berlusconi – ha detto –  quando l’ho conosciuto la prima volta avevo 22 anni. Lui sembrava l’imprenditore in gamba che voleva creare spazi nuovi in tv. Io, invece, sono rimasta delusa da subito, ho avuto la sensazione di una persona di estrema volgarità, molto antidemocratica, l’ho subito percepito come un pericolo enorme. Sono felice di avere contribuito anche in minima parte alla sua caduta”.

E poi gli interrogativi dei ragazzi su La trattativa. “So che c’è stata una forte irritazione di Napolitano nei confronti del film – ha spiegato la Guzzanti – così come c’è stata una chiusura fortissima, praticamente totale da parte della stampa. La questione è il tema che delegittima il potere che ha governato l’Italia per decenni. Ci sono state pressioni anche a livello internazionale. Ne sono certa. I miei film sono sempre usciti in Francia con una quantità di stampa incredibile. Su questo film non è uscito nulla Quando un fenomeno è così drastico, certo non può essere un caso”.

Non è mancato anche un ampio riferimento a Giancarlo Caselli, all’epoca Procuratore Capo presso il tribunale di Palermo: “Il film – ha detto la Guzzanti – ha un’impostazione molto precisa. C’è una parte di ricostruzione, di messa in scena ed una parte che è costruita con immagini di repertorio e grafica ed interviste. La parte di messa in scena è giocata su di un sottile umorismo. Il tono del film è sempre lo stesso. E vale anche per Caselli, solo che Caselli è abituato ad essere considerato un eroe. Io mi sono soffermata su due episodi della sua carriera molto imbarazzanti, anzi molto gravi più che imbarazzanti. Lui effettivamente fa la figura del cretino ma è un’interpretazione benevola di questi episodi perché se non lo vuoi considerare così, allora lo devi considerare un colluso. Se senti l’interrogatorio di Caselli è una sequenza infinita di “Non mi ricordo”. Se Mancino dice non mi ricordo lo prendiamo in giro e se lo dice Caselli nessuno reagisce”.