di Maria Laura Danza
Quando la vicinanza al male diventa scelta morale
Roma, ieri 17 ottobre 2025 – Alla Casa del Cinema, tra applausi e commozione, si è celebrato il 25° anniversario de I cento passi, il capolavoro di Marco Tullio Giordana che nel 2000 portò sul grande schermo la storia di Peppino Impastato, giovane attivista siciliano ucciso dalla mafia.
La proiezione speciale, inserita nella programmazione degli anniversari della Festa del Cinema di Roma, ha visto la partecipazione del regista, dell’attore protagonista Luigi Lo Cascio, dell’interprete Paolo Briguglia e della sceneggiatrice Monica Zapelli, oltre a molti altri membri dell’équipe che contribuirono alla creazione del film.
La ribellione a cento passi da casa
Peppino Impastato cresce a Cinisi, in una famiglia legata a Cosa Nostra, a pochi metri dalla casa del boss Tano Badalamenti.
Nonostante l’ambiente, sceglie la ribellione: fonda Radio Aut e denuncia con ironia e coraggio le malefatte mafiose, sfidando la città, il potere e il silenzio.
La distanza simbolica tra la sua casa e quella del boss – “i cento passi” – diventa metafora della scelta morale, della forza e del coraggio di chi decide di opporsi al male conosciuto da vicino.
Dal primo provino alla storia del cinema
Durante l’incontro, Luigi Lo Cascio ha ricordato con emozione il suo primo approccio con Giordana:
“Fu mio zio Gigi a presentarmi a Marco Tullio. Mi fece fare due provini e dopo il secondo mi disse che era andato male. Mi invitò a tornare a studiare e a convincerlo che aveva ragione a credermi capace.”
Ha raccontato come suo zio, al ristorante, abbia detto a Giordana:
«Chi farà Peppino? Mio nipote».
E Marco rispose: «Stiamo per fare un film sulla mafia e tu mi parli di tuo nipote?».
Quell’urgenza, quella determinazione, diedero inizio a tutto.
“Un film necessario”
Paolo Briguglia, che interpretava Giovanni Impastato, ha sottolineato l’impatto del film sulle giovani generazioni:
“È un film che ci accompagna sempre, che continua a parlare ai ragazzi. È raro che un film riesca davvero a cambiare le persone, a farle pensare. Prendere parte a un film così necessario è stato un privilegio.”
Ha poi raccontato un momento intenso del decennale:
“Siamo tornati a Cinisi, nella casa dove aveva vissuto Badalamenti, allora deserta. Ci siamo messi in cerchio, in silenzio, con la chitarra di Pippo Pollina… Quella casa è diventata uno strumento di memoria.”
Il legame di sangue e la ribellione
Marco Tullio Giordana ha riflettuto sulla forza ancora attuale del racconto e sul tema universale della ribellione al male, anche quando nasce in famiglia:
“Il problema della mafia resta attuale. È commovente il concetto del figlio che si ribella al padre pur amandolo. Quel legame di sangue è insolubile, e proprio per questo la scelta di Peppino è ancora più coraggiosa.”
Il regista ha poi aggiunto, con un velo di malinconia:
“È inspiegabile il legame che un regista sviluppa con un film che ha avuto un grande successo. Il vero problema arriva quando tenta di replicarlo: I cento passi è rimasto un punto fermo, qualcosa che ti accompagna per sempre.”
Il restauro e la nuova veste del film
Dal 2020 è disponibile una versione restaurata del film, curata da Minerva Pictures in collaborazione con Rai Cinema e l’Istituto Luce-Cinecittà: la scansione 4K del negativo originale 35 mm e la revisione del colore sono state eseguite secondo le indicazioni del direttore della fotografia Roberto Forza e di Giordana stesso.
Il risultato restituisce immagini nitide e colori vividi che valorizzano ulteriormente la potenza visiva e il messaggio civile del film.
Un faro per le nuove generazioni
Alla Casa del Cinema l’atmosfera era densa di memoria e riconoscenza.
I cento passi continua a essere un film civile e poetico, capace di parlare al cuore e alla coscienza del pubblico.
Non solo un racconto sulla mafia, ma una storia di libertà, identità e responsabilità personale: un film che, a venticinque anni di distanza, resta un faro acceso sulla necessità di scegliere, ogni giorno, da che parte stare.
