Cannes 72, Alain Delon si racconta davanti al pubblico

di Valeria Lotti

Come ho scritto qualche giorno fa, io amo particolarmente partecipare agli incontri con i personaggi del cinema che si tengono durante il festival di Cannes. Prima della consegna della Palma d’Oro alla carriera, ha tenuto una masterclass niente meno che Alain Delon. Sinceramente non credevo di riuscire a entrare, perché siamo in Francia e Delon è un mostro sacro e il mio triste badge giallo non mi dà alcuna priorità… Invece, sorpresa, la fila non era disumana e io sono entrata. Probabilmente il fatto che fosse di domenica mattina ha aiutato a diminuire la fila.

Dopo essere stato accolto da una standing ovation, Delon ha ripercorso la sua carriera, a suo agio e visibilmente compiaciuto, a tratti commosso.  L’anziano attore, ottantatré anni portati in gran forma, ammette apertamente e più volte che la bellezza è stata fondamentale per iniziare la sua carriera: “Sono diventato attore per caso. Lo devo alle donne che mi hanno amato e introdotto nel mondo del cinema, e se non fossi stato un bel ragazzo non sarebbe mai successo”.

Quanto fosse bello ci viene ricordato, se mai lo avessimo dimenticato nonostante le decine di poster affissi sulla Croisette, tramite la proiezione di alcune clip tratte dai suoi film più celebri, come “Rocco e i suoi fratelli” e “Il Gattopardo“. Mi hanno fatto venire una voglia fortissima di tuffarmi nel grande cinema degli anni Sessanta! Ma la maratona dovrà aspettare la fine del festival. Oltre al fascino del giovane Alain, comunque, le clip ci ricordano anche le sue doti interpretative, istintive e naturali, che il suo intervistatore descrive così: “quando Delon entra in una stanza la rende sua solo muovendosi”.

L’attore spiega che i suoi ruoli li ha sempre vissuti, più che recitati, perché solo così sa fare. Spiega anche di aver provato la carriera a Hollywood ma di averci rinunciato subito perché vivere in America proprio non fa per lui. Si commuove nel parlare di vecchi colleghi e vecchi aneddoti, come quello in cui Jean Pierre Melville guarda bruciare i suoi studios a Parigi, che contengono tutta la sua vita e il suo lavoro di regista, e si preoccupa dell’uccellino in gabbia che sta bruciando là dentro. Il pubblico si alza di nuovo per salutare il signor Delon, attore e uomo di un’altra epoca, quella in cui i film erano in bianco e nero ed esisteva ancora l’Indocina Francese.